Pubblica Amministrazione: Italia superata da Irlanda, Spagna e Polonia nella competitività digitale PDF Stampa E-mail
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Recuperare competitività è uno degli imperativi categorici nell’era globalizzata, ed uno dei mezzi principali per raggiungere lo scopo è legare i salari al recupero della produttività oltre a migliorare la digitalizzazione del paese che migliora le prestazioni del sistema in generale.

Ma l’Italia è frenata in questa rincorsa dal ritardo della banda larga fissa ed è penalizzata dal contesto nomativo farragginoso. Comunque ha fatto in un anno passi avanti nell'economia digitale, ma resta decisamente lontana dai primi della classe. In base al 'Global Information Technology Report' 2016 pubblicato dal World Economic Forum, la Penisola è solo 45esima su 139 Paesi esaminati, con un miglioramento di 10 posizioni rispetto allo scorso anno, uno dei maggiori registrati dalla graduatoria.

I paesi che hanno guadagnato posizioni nella classifica:

 

Classifica 2015

Classifica 2016

Italia

55

45

Repubblica Slovacca

59

47

Kuwait

72

61

Libano

99

88

Sud Africa

75

65

Costa d'Avorio

115

106

Etiopia

130

120

Fonte: World Economic Forum 2016

 

I primi della classe - L'indice che misura come le economie usano le opportunità offerte dalle Information and Communications Technologies (Ict) per migliorare la competitività e il benessere assegna il primo posto a Singapore, davanti a Finlandia, Svezia, Norvegia e Stati Uniti.

Nelle 'top ten' anche l'Olanda, la Svizzera, il Regno Unito, il Lussemburgo e il Giappone. Tra i Paesi europei la Germania è 15esima, la Francia 24esima, l'Irlanda 25esima e la Spagna 35esima. Davanti all'Italia anche la Polonia (42esima) e - extra-Ue - il Costa Rica (44esimo). La Penisola precede di poco la Macedonia (46esima).

Le quattro categorie - Quattro le macro-categorie considerate dagli esperti del Wef per arrivare alla classifica finale: il contesto normativo e di business, la disponibilità delle reti infrastrutturali (banda larga), costi e competenze, l'uso da parte di cittadini, Pa e aziende e infine l'impatto economico e sociale. E’ proprio quest'ultimo ambito a favorire il balzo registrato dall'Italia nell'economia digitalizzata, con un miglioramento di 18 posizioni al 48esimo posto del relativo indicatore. «Negli ultimi anni il Governo italiano ha lanciato un serie di iniziative che mirano a migliorare la disponibilità di servizi online per i cittadini e a creare un ambiente migliore per le start-up e le imprese innovative», spiega incoraggiante il rapporto.

Il tallone d’Achille - Tra i punti deboli dell'Italia in materia di Ict resta, comunque, il contesto politico e di business complessivo, categoria che vede il Paese addirittura all'85esimo posto. Pesano - tra i sub-indici - la 128esima posizione per l'efficacia degli organi legislativi, la 138esima per l'efficienza del sistema giudiziario nel dirimere le controversie e la 129esima per il numero di giorni (ben 1.120) necessari per risolvere una disputa contrattuale. Dal punto di vista del business a pesare sono soprattutto la scarsa disponibilità di venture capital (124esimo posto) e il peso del fisco sugli utili delle aziende (129esimo). Va meglio nel capitolo della disponibilità della rete che assegna all'Italia un 41esimo posto complessivo, grazie alle competenze presenti nel Paese (37esimo) e alle infrastrutture (39esimo), ma per i costi si sale alla 52esima posizione.

Privati, aziende e PA - Sul fronte dell'uso sul terreno, brillano i privati (37esimo posto), un po' meno le aziende (52esimo posto), mentre arranca ancora la Pubblica amministrazione (62esimo). Anche sui privati ci sono fattori di ottimismo e altri di pessimismo: alla 17esima posizione per gli abbonamenti alla telefonia mobile, fanno da contraltare il 52esimo posto per l'uso di internet e gli scarsi progressi nelle connessioni alla banda larga fissa. Nel 2010 - nota il Wef - gli abbonamenti di questo tipo interessavano il 21% della popolazione (28esimo posto in classifica allora), nel 2014 (dati del rapporto) l'aumento è solo al 23,5%, che fa scivolare l'Italia al 36esimo posto. Per quanto il Paese appaia muoversi nella giusta direzione, resta ben al di sotto della media globale, rileva il Wef, che comunque lancia una conclusione incoraggiante nei confronti dell'Italia. Mentre il settore privato si sta riorganizzando e dopo il lancio nel 2015 dell'Agenda Digitale, che darà i suoi frutti nei prossimi anni, «il Paese ha l'opportunità di chiudere il gap. Guardando avanti, sarà importante capitalizzare su questo slancio positivo». Basterà? Sono in molti a chiederselo, investitori stranieri compresi che guardano con interesse alla Penisola e al suo sfrozo riformatore. E pensare che negli anni 60 il paese era all’avanguardia su questo settore e fino agli anni 80 aveva saputo mantenere alcune sfere di assoluta eccellenza sulla telefonia mobile prima di scendere nell’area di media classifica .

Fonte: ilsole24ore.com

 

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